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"Novaggio si adagia a
cavalcioni del promontorio
che separa il bacino della
Lisora da quello della
Magliasina. La sua posizione
geografica
ne
fa uno dei più bei villaggi
del Cantone. Vede il lago
Maggiore, il laghetto di
Ponte Tresa e la vallata
della Magliasina sino ad
Arosio. A mezzodì il suo
orizzonte si estende
lontanissimo sulle cime
delle Prealpi lombarde, con
un grand’arco che dal
Gionnero o Generoso finisce
al Monte Rosa, l’immenso
colosso dalla sfolgorante
armatura di ghiaccio "che il
ciel sembra tener sovra le
stelle"".
Così le prime e spumeggianti
annotazioni su questo
villaggio malcantonese di
Antonio Galli e Angelo
Tamburini nella loro
notissima "Guida
storico-descrittiva del
Malcantone e della Bassa
Valle del Vedeggio" (Carlo
Traversa, tipografo-editore,
Lugano-Mendrisio, 1911).
Angelo Tamburini – grande,
entusiasta cantore della
regione, e del suo paese in
particolare, Novaggio
appunto – annota (cfr.
"Almanacco ticinese 1937"):
"Un terrazzo né ampio né
ristretto, dolcemente,
quasi insensibilmente in
declino che congiunge le
falde da nord a sud nei due
civettuoli promontori: il
Perosa e il Gheggio; è
limitato, ad oriente, da un
semi-ripido pendio, che
scende fin giù nella valle
dove vi scorre a volte
impetuoso e a volte
tranquillo il fiume
Magliasina; a ponente invece
il terrazzo va dileguandosi
per trasformarsi in semplici
e redditizi ronchetti fino
al confine del Comune
immediatamente viciniore di
Banco da Bedigliora. Su
questo terrazzo, tutt’affatto
a nord, ai piedi del Perosa,
anzi a questo già un po’ in
groppa, un bel gruppetto di
case si adagia con fiducia,
con beatitudine". E ancora
più oltre: "Novaggio! Paese
caro per sé, per i suoi
dintorni, per i suoi
abitanti! Qui tutto è
dolcezza, levità, serenità.
È una specialità di questo
paese arrivare ai novant’anni
o giù di lì con l’aspetto di
uomini sessantenni. È
l’aria, è la sobrietà, è
l’ambiente?… Novaggio è un
siterello aggraziato, alla
mano, che fa buon sangue e
piace, per cui s’attagliano
i versi "Ed io che intesi
quel che non dicevi/
m’innamorai di te perché
tacevi". La temperatura da
noi è durante tutto l’anno
sempre mite. Qui non abbiamo
i grandi calori che si
riscontrano nella vicina
Italia, non i freddi intensi
che registrano altre vallate
ticinesi e molte contrade
dei Cantoni confederati.
Novaggio, luogo piacevole,
pittoresco, ove spirano
"aure di libertà, aure di
vita", pace e quiete".
Ecco condensate, in queste
poche frasi, le
"generalità", meglio le
spiccate peculiarità
paesaggistiche ed ambientali
di Novaggio. Certo, di…
acqua nella Magliasina nel
frattempo ne è passata
tanta, anzi tantissima, ma
fondamentalmente questo
suggestivo
paese
del Medio Malcantone – cui
fanno da corona Miglieglia,
Aranno, Curio, Bedigliora e
Astano nonché l’Italia nella
regione del Monte Lema –
continua a suscitare
ammirazione e consensi per
la tranquillità della
contrada, il senso profondo
dell’ospitalità, la
variegata offerta di
piacevolissime escursioni,
la ricca vegetazione in cui
si stagliano selve castanili
e vallette ombrose, l’ottima
attrezzatura alberghiera, la
salubrità dell’aria, la
relativa vicinanza ai grandi
centri abitati del
fondovalle senza doverne
subire i contraccolpi
dell’inquinamento e del caos
sulle strade.
Non a caso, Novaggio ha una
consolidata tradizione
turistica: sono ospiti che
privilegiano l’aspetto
naturalistico e della
quiete, in un succedersi di
zone amene, ridenti e
soleggiate, come
l’incantevole alpe Paz fra
prati verdeggianti e macchie
boscose in cui spira una
quiete idilliaca, oppure
compiendo brevi e riposanti
gite alla fonte di Armida,
alla fonte Corné, al
Pissarottino, nella valle
Selvaggia, mentre altri si
spingono sino al Lema, ai
Mondini, al Bedeglia, a
Santa Maria di Iseo e a San
Bernardo. Perlopiù, si
tratta di confederati che
frequentano Novaggio e i
suoi dintorni nei week-end e
nella stagione estiva, senza
comunque trascurare che le
case secondarie
rappresentano una
consistente percentuale
(oltre il 30%) nel contesto
dell’edificazione locale,
per cui nella bella stagione
la popolazione quasi quasi
raddoppia, passando dai 800
a circa 1.200 residenti. Va
tuttavia sottolineato che,
negli ultimi tempi, diverse
case di vacanza sono
diventate di fatto case
primarie per gente del
posto.
E qui si innesta il discorso
demografico, evidenziando
che il Comune – dopo la
forte emigrazione
(soprattutto in Svizzera
francese e in Francia ma
anche al di là dell’oceano)
durante il secolo scorso e
sin verso la metà del
Novecento – ha mutato, senza
comunque snaturarne in
maniera brutale le
caratteristiche, la sua
fisionomia da contrada
contadina a polo
d’attrazione, autentico
crocevia per tutto il Medio
Malcantone. In effetti,
Novaggio ha tutto quel che
serve
per
farne una località ben
strutturata in fatto di
attrezzature pubbliche e di
servizi, come la banca,
l’ufficio postale, parecchi
negozi, ovviamente alcuni
alberghi e pensioni (con
oltre un centinaio di letti)
nonché bar e ristoranti,
attività artigianali, senza
dimenticare la presenza –
decisamente eccezionale per
un così piccolo centro
abitato – della Clinica
federale di riabilitazione,
che ha dietro di sé una
lunga e preziosa storia e
che comunque ancora oggi
rappresenta un punto di
riferimento fondamentale,
anzi irrinunciabile dal
punto di vista
socio-economico-sanitario
per tutta la regione.
A proposito sempre di
singolarità di questo
piccolo borgo, non si può
trascurare che da oltre un
secolo è presente una
comunità evangelica ben
strutturata e con una
propria chiesa oltre che con
una sua diversificata
attività pastorale e
sociale: e proprio
quest’anno ricorre il primo
secolo di vita del tempio
dei riformati, il che sarà
certamente motivo di festa e
di riflessione per tutta la
comunità.
Si diceva della crescita del
paese. In effetti, negli
ultimi 15 anni la
popolazione è sensibilmente
aumentata di numero,
passando da 500 a 800, e la
tendenza ad un ulteriore
incremento è evidente,
osservando che sono in
costruzione parecchie
casette e varie altre sono
in fase di ristrutturazione.
Il nucleo del paese, in
particolare, torna a pulsare
di animazione per
l’insediamento di varie
famiglie e, d’altra parte,
si registra il ritorno di
parecchi giovani che vi si
stabiliscono procedendo
all’ammodernamento di
stabili avuti da genitori e
parenti. Una posizione,
insomma, privilegiata, non
da ultimo per la breve
distanza dalla città e dal
Piano del Vedeggio in cui
gran parte degli indigeni si
riversa per motivi di
lavoro, ma apprezzando poi
fortemente il piacere e la
fortuna nel risiedere
stabilmente in una località
di indubbio fascino e ancora
a misura d’uomo e di qualità
di vita. |