PANORAMICA    
 
Il "Sentiero delle meraviglie"


Punteggiato da ben 13 "stazioni" (o proposte), il "Sentiero delle meraviglie" – voluto, curato e valorizzato dall’Ente turistico del Malcantone – offre al camminatore una diversificazione di manufatti e di segni ove l’uomo è vissuto, con enormi fatiche, per intere generazioni. Vita discosta dagli abitati, opere realizzate per la sopravvivenza, essenziali, sfortunate ma fatte per resistere nella storia.

Ebbene, questo suggestivo ed interessante percorso (cfr. "Rivista di Lugano" dell’11 settembre 1998) inizia proprio a Novaggio e si sviluppa lungo la valle del torrente Magliasina. Dal parcheggio del paese si seguono le indicazioni escursionistiche, si passa sotto il villaggio e si prosegue per la via Vinéra. Lasciate le ultime case, si discende nella valle e si imbocca la strada sostenuta da bei muri a secco, giungendo al mulino di Vinera (vedi testo a parte), ben restaurato, che si trova nell’alveo dell’omonimo ruscello. I citati muri a secco delimitano la vecchia strada che collegava Novaggio a Miglieglia, situata poco più a monte, sostituita dall’attuale carrozzabile del 1911. La loro fattura è pregevole, specialmente lungo la grande curva e al successivo terrapieno, che permette di superare il valloncello. In questo punto si osservi anche la curvatura, che richiama chiaramente una diga ad arco.

Lasciato il mulino di Vinéra, si attraversa un bel ponticello (un tempo in sasso ma poi distrutto dall'alluvione del 1998 per cui è stato rifatto in legno) e si sale sino ad un crocicchio, ove si trova la deviazione per Casé (già in territorio di Miglieglia), ove nel 1918 si tentò una prospezione mineraria seguendo un filone di quarzo e antimonite, ma gli esiti negativi della ricerca portarono al rapido abbandono dei lavori. Proseguendo, si giunge a Tinevalle, altra località di Miglieglia, ove nel 1917 si fecero scavi alla ricerca di filoni metalliferi, senza però grande fortuna, essendo stata sospesa l’attività nel 1919. Non lontano da Tinevalle, lungo il torrente Gattino che scende da Miglieglia, si trovano le miniere Baglioni e Franzi, sempre a Miglieglia, scavate seguendo un filone di quarzo e di arsenopirite che contiene piccole quantità di oro e argento. Continuando l’escursione verso i ruderi del castello di Miglieglia, si scoprono dei terreni terrazzati: su questi esigui terrazzi si coltivava la segale.

Il "Sentiero delle meraviglie" prosegue poi verso il maglio di Aranno, la miniera della Monda, i mulini di Aranno, quindi la ridiscesa verso la Magliasina per soffermarsi – ed eccoci ritornati in territorio di Novaggio – alla miniera cosiddetta "ponte di Aranno" (vedi testo a sé) e, poi, alla fornace Castello (altro testo a sé), così da rientrare, finalmente, nel paese di Novaggio.

Mulino di Vinéra

Prende il nome dal torrente che scorre accanto alla costruzione. Adagiato in una piccola conca di verde, si trova lungo la vecchia strada che da Novaggio porta a Miglieglia. Il mulino (foto sotto prima di essere riattato) – la cui copertura del tetto e del sottotetto risulta assai particolare (sono piode di gneiss, materiale che non è però originario del Malcantone) – si presenta oggi completamente restaurato, con evidente prova di intelligenza e di grande sensibilità sia negli accostamenti dei materiali, sia nelle strutture vere e proprie, dove funzionanti vi sono tramogge e macine pronte a riprendere la "canzone" dettata dalla grande  ruota esterna (7 metri di diametro per cui dovrebbe essere la più grande in Svizzera), mossa appunto dalle acque del torrente Vinéra. L’interno del complesso riporta la mente alle primitive stagioni agricole, ai caldi mesi estivi ed autunnali, quando ferveva un’attività molitoria intensa, fatta di arrivi con bestie da soma o da contadine con le gerle. Qui – oltre al grano, al "carlon" e al farro – si lavoravano le noci. Infatti, accanto alle macine tradizionali, scorgiamo il frantoio, che oltretutto serviva pure per l’orzo. Così che, tra queste rustiche mura, si vivono momenti ricchi di emozioni, carichi di tradizione, di storia, di vita dura. Il proprietario Sergio Ghezzi – cui va il merito di aver rimesso in funzione il mulino nel 1995 – sa farli rivivere in modo molto dinamico ed accattivante, presentando un’attrazione molto apprezzata dai numerosi visitatori ed escursionisti che frequentano la regione.

Miniera al ponte di Aranno

Nella seconda metà dell’Ottocento, come noto, il Malcantone conosce un periodo di intensa attività mineraria, grazie alla presenza di numerosi filoni metalliferi che ne percorrono il sottosuolo. Ad Astano e a Sessa, ad esempio, vi fu chi – sin dai primi anni del 1800 – macinò minerali auriferi ed argentiferi con l’ausilio di piccoli mulini mossi ad acqua (per ampi ragguagli cfr. "Rivista di Lugano" del 23 aprile 1999). Per quanto riguarda Novaggio, si citano alcune miniere oggi non più visibili a causa del crollo delle entrate. In una lettera (15 maggio 1858) il dottor Carlo Visconti di Bedigliora, scrivendo a suo cugino che è docente di storia naturale e di  chimica al liceo di Lugano, annota fra altro: "…Presentemente, si fa l’escavazione di due sole: di quella della Costa, che è piombifera, argentifera ed aurifera, e contiene anche antimonio; di un’altra situata nel territorio di Novaggio presso il ponte sulla Magliasina che si transita ad Aranno, anch’essa aurifera ed argentifera…. Non sono che pochi anni che sopra a Novaggio fu ritrovata, nel fare un prato, una galleria murata, la cui fine non sé ancora tocca, attesoché nessuno ha voluto azzardarsi a penetrare fino là. La credo una vecchia minera abbandonata… Sullo stradale che da Novaggio mena a Miglieglia, v’ha uno strato di terreno aurifero, non però continuo, dell’altezza di due dita trasverse. Si trovano anche delle pietre di valore, e credo d’averne una trovata in una piccola valle sotto Curio".
Questa miniera – ubicata sotto l’avvallamento che si nota lungo il sentiero qualche decina di metri dopo il ponte di Aranno, ma in territorio di Novaggio – fu in attività soltanto qualche anno attorno al 1857-1859. Il filone di galena argentifera e aurifera – come annota il prof. Elio Steiger sull’opuscolo "Sentiero delle meraviglie" – è citato dal Lavizzari nella sua escursione del 18 ottobre 1859. La galleria, che seguiva il citato filone, si sviluppò per una lunghezza di 60 metri. Durante la prima guerra mondiale i lavori vennero ripresi: a 25 metri dall’entrata venne scavata una galleria laterale della lunghezza di 9 metri, che seguiva una vena mineralizzata perpendicolare alla precedente. I minerali di questi filoni sono: galena aurifera e argentifera, baritina e blenda. Minerali secondari ma di un certo interesse scientifico sono la tennantite e l’auricalcite. Anche questa miniera venne sfruttata da Vinasco Baglioni, che l’aveva rilevata dal dott. Visconti di Curio. L’ingresso della miniera è crollato.

Fornace a "Castello"

Sulla sommità della collinetta, situata dietro le due costruzioni rurali, si trovano i resti di un muro. Si tratta dei ruderi di una torretta di osservazione collegata visivamente con il castello di Miglieglia. Da questo fatto – annota sempre il prof. Elio Steiger – deriva il toponimo di "Castello". Al margine del pianoro vignato esisteva una fornace, dove venivano cotti coppi e mattoni pieni. A destra della costruzione (guardando dal sentiero), si vede uno spazio  piano (vigneto): qui venivano posti a seccare mattoni e coppi prima della cottura. L’argilla era ricavata da una piccola cava situata oltre la zona umida. L’attività venne sospesa all’inizio di questo secolo.
Occorre rilevare, in proposito, che nel Malcantone i depositi di argille glaciali sono numerosi, anche se di modeste dimensioni. Piccole fornaci sorgevano un po’ ovunque e servivano solo per brevi periodi (fino all’esaurimento della materia prima o fino alla fine della costruzione). Di conseguenza, la professione del fornaciaio era abbastanza diffusa, tanto che molti malcantonesi emigravano nella Pianura Padana, dove potevano esercitarla in veri e propri stabilimenti. In una località del Bresciano esistono ancora oggi le fornaci Delmenico: esse furono fondate, nell’Ottocento, da un emigrante di Novaggio

 

 

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