PANORAMICA    
 
Il giro del mondo con ingegno e lavoro


Innumerevoli le persone che hanno dato vita – nel corso dei secoli e in qualità di artisti, artigiani o semplici operai – all’emigrazione malcantonese, andando in tutto il mondo a portare l’ingegno e il mestiere, fra fatiche, sudore e lacrime, guadagnando il pane quotidiano e non di rado onorando il proprio paese per la qualità della prestazione data. Fra la moltitudine di migranti vogliamo citare – attingendo dal volume di don Leonardo Tami "Via par mond, ossia l’emigrazione malcantonese" (Fontana Print S.A., Pregassona-Lugano, 1991) – alcuni fra i "protagonisti" di Novaggio.

Pietro Bosco Figlio del maestro Domenico, pittore. Nell’agosto del 1530 ricevette un pagamento per aver dipinto nella chiesa di S. Siro a Novaggio. Per desiderio di guadagno nel 1531 si recò nella città di Camerino, nelle Marche, dove si fece prestare alcuni scudi da Tomaso Gambazzi, anch’egli di Novaggio. Nel gennaio del 1532 era di nuovo in patria. Virgilio Chiesa, che cita Luigi Brentani, annota che a Pietro Bosco si devono anche dipinti in S. Maria di Banco e nell’oratorio di S. Rocco a Bedigliora.

Domenico da Novaggio Figlio di Leone. Il 16 gennaio 1521, secondo il Rogito Avanzini di Curio, il Capitano di Lugano affidò alla moglie del maestro la tutela e la curatela della loro figliola. La tutrice provvede a far riscuotere i crediti della successione esistenti a Palazzo Bovarino, villaggio nelle vicinanze di Orvieto, dove il defunto aveva esercitato la sua arte.

Tomaso Gambazzi Figlio di Giorgio. Nel 1831 si trovava a Camerino, nelle Marche, per lavoro, dove accordò un prestito di denaro a Pietro del Bosco, suo conterraneo.

Franchino Gambazzi Architetto, visse nel 1600. Ideò il bramantesco Palazzo vescovile di Tropea, cittadina a pochi chilometri da Vibo Valenzia, in Calabria.

Andrea Gambazzi Stuccatore, lasciò a Venezia – in diverse chiese e palazzi – opere molto apprezzate. Morì nel 1875.

Giovanni de Pedrinora Trae il nome da un fondo di sua proprietà a Novaggio. Dai Rogiti Avanzini di Curio si apprende, in data 8 aprile 1521, che Freschina, moglie del fu Domenico Leone da Novaggio, tutrice e curatrice generale della persona e dei beni di Margherita, figlia sua e di Domenico, erede nominata in solidum il 16 gennaio 1521, dal Capitano di Lugano, costituisce suoi messi per la durata di quattro anni, il maestro Giovanni de Pedrinora e il maestro Pietro Molo, ambedue di Novaggio, con lo speciale incarico di esigere i crediti spettanti alla successione in Palazzo Bovarino, villaggio nel Circondario di Orvieto e in altri luoghi, dove il defunto marito aveva lavorato.

Bernardino Molo Figlio di Pietro, maestro in Toscana, il 29 aprile 1525 fece testamento, nominando eredi universali i suoi figli legittimi e naturali Pietro, Antonio, Amadio e Stefano. Rogiti Avanzini di Curio.

Pietro Molo Figlio del maestro Bernardino. Nel 1521, mentre si trovava in patria, fu incaricato dalla moglie del defunto Domenico da Novaggio di provvedere, insieme con Giovanni de Pedrinora, a incassare a palazzo Bovarino, presso Orvieto, i crediti spettanti alla successione. Palazzo Bovarino, villaggio nel circondario di Orvieto, già frazione del Comune di S. Vito in Monte, ora del Comune di S. Venanzio. Rogiti Avanzini di Curio.

Giovanni (De) Pidrinora Figlio del maestro Giacomo. Nel 1521 accettò, in unione col suo conterraneo Pietro Molo, il mandato di esigere a Palazzo Bovarino, presso Orvieto, i crediti spettanti agli eredi del maestro Domenico da Novaggio. Rogiti Avanzini di Curio.


FORNACIAI E PITORI

Nel citato libro di don Leonardo Tami, "Via par mond", si rileva, riprendendo notizie tratte dal libro "Curio" di don Medici, che fornaci sorgevano anche a Curio e a Novaggio, e l’ultima a spegnersi deve essere stata quella di fronte ad Aranno (dove dicesi "In di Nént", "Di Dentro"), senza dimenticare le Fornasette al confine sulla strada per Luino.

Già nel 1600, comunque, si hanno esempi di emigranti fornaciai. E nel volume di don Leonardo Tami sull’emigrazione malcantonese, con riferimento al capitolo dei fornaciai, si legge che "un tempo gli uomini di Novaggio si dedicavano esclusivamente alla fabbricazione dei laterizi. Sugli elenchi allestiti nel 1805, per la formazione del contingente militare, il nome di 84 uomini dai 18 ai 60 anni, tutti, nessuno eccettuato, figurava con la qualifica di "fornasaro". Emigravano tutti nella bella stagione in Italia: in Piemonte, nel Veneto, in Lombardia, nel Pavese, nel Cremonese, in Francia ecc. E là sone rimaste parecchie famiglie a continuare la professione di fornaciaro quali industriali del genere. Alcuni, anzi, acquistarono la cittadinanza italiana: ma la più gran parte rimase fedele alla patria svizzera.

Qualche esempio: Giovanni Muschietti, fabbrica laterizi, Castelfranco Veneto.

Siro Del Mollo, fabbrica laterizi a Gavardo (BS); il figlio Antonio a Villorba poi a Piavon di Oderzo e a Fagaré della Battaglia ambetre località nella Prov. Treviso, Veneto. Pietro Lozzio sen. fabbrica latterizi, La Mure (dip.Isere).

Per quanto riguarda gli Industriali aventi Fabbriche latterizi, a tutt'oggi (maggio 2005) esiste ancora una persona nel Signor Gianni Bertoli (Flli Bertoli) con una fornace tutt'ora attiva sul fiume Sile alle porte della città di Treviso e precisamente a Lughignano sul Sile. Egli rappresenta la quarta generazione della Famiglia Bertoli (da Neroca), possedenti fornaci nel Veneto e in Romania.

Pietro Lozzio jun. pittore Dipl. Accademia delle Belle arti di Brera (MI), Prof. di disegno Scuole di Curio, Sessa, Monteggio e Liceo di Lugano, affreschi e restauri nelle Cattedrali di Gap e Embrun (dip. Hautes-Alpes/FR), nel 1864 Cap. Istr. Comandante Compagnia III centro nel Batt. Fant. 109.

"Particolare curioso nell'anno 1864 il piccolo paese di Novaggio era l'unico, ad eccezione delle città e dei grossi borghi, a contare nelle fila dei Quadri dell'Ufficialità delle singole unità tattiche, truppe Ticinesi dell'esercito Svizzero, di tre Capitani: il Cap. Pietro Lozzio; il Cap. Domenico Delmenico e il Cap. Giovanni Gambazzi" Tutti e tre erano nel Batt. Fant. 109 ed ognuno comandava una compagnia.

Famiglia Ettore Del Menico, fabbrica laterizi, Besozzo Varese. Fratelli Bertoli, fabbrica laterizi, S. Pierre d’Allevard (Isère). Famiglia Giuseppe Bertoli, industriale, Fagaré (Treviso). Lozzio Ettore, fabbrica laterizi, Piavon, Veneto. Bertoli Antonio, fabbrica laterizi, Jassy, Romania".

A proposito degli emigranti in Argentina, fra gli allevatori (estancieros) che dedicarono le loro energie a quest’attività troviamo i fratelli Federico e Giuseppe Fiori da Novaggio a Chacabuco, nonché i pittori-decoratori Luigi e Vittorio da Novaggio, mentre a Rosario quale gessatore nel 1888 vi è Carlo Del Menico.

 

 

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