PANORAMICA    
 
I cent'anni della Chiesa Evangelica

Quest’anno, ricorre il centesimo anniversario dell’inaugurazione della piccola chiesa evangelica di Novaggio, avvenuta il 1. novembre 1902. Dietro alla costruzione di un edificio di culto c’è, ovviamente, una comunità; in questo caso, quella evangelica di Novaggio e del Medio e Basso Malcantone.

La sua storia merita una certa attenzione in quanto rappresenta un capitolo singolare del fenomeno dell’emigrazione ticinese e della costituzione di gruppi protestanti in Ticino nella seconda metà dell’Ottocento.

La comunità evangelica di Novaggio è stata ufficialmente fondata il 15 novembre 1882 alla presenza dei predicatori Angelo Peruzzi (proveniente da Biasca, dove due anni prima era stata costituita la Chiesa cristiana libera del Ticino) e Gaetano Barbieri (predicatore a Locarno). "Chiusi con una preghiera ed invocai la benedizione sopra le cinquanta persone che parteciparono al culto", scrive Angelo Peruzzi in data 17 novembre 1882. E aggiunge: "Abbiamo stabilito: tutti i mercoledì alle sei pomeridiane ha luogo il culto. Mercoledì prossimo si procederà alla nomina del segretario e del diacono, [procureremo] la cassetta per l’opera ed altri bisogni che si presentano, il libro dei verbali e il libro dello stato della chiesa". La riunione si era svolta in un locale, sistemato in modo tale da poter fungere da sala di riunioni, nella casa del novaggese Battista Delmenico, il quale abitava nei pressi della piazza principale del paese.

Era stato lo stesso Battista Delmenico, nell’inverno dell’anno precedente, a rivolgersi a un comitato protestante basilese che sosteneva le nascenti comunità evangeliche ticinesi e a scrivere poi al predicatore Peruzzi, residente a Biasca. "Il momento da noi aspettato con ansia […] è ben vicino. Gli emigranti sono ora quasi tutti rimpatriati", scrive il 30 settembre 1882, "e la sala disposta per la missione stanno ora preparandola". Il culto inaugurale, come abbiamo visto, sarà celebrato poco dopo.

Come mai quel novaggese, all’epoca non ancora trentenne, da poco sposato e padre di due figli, Tito e David, era divenuto protestante? Il registro della comunità di Novaggio indica che egli fu ammesso alla cena del Signore in una chiesa evangelica a Real, in Argentina, nel 1873. Fu dunque il contatto con la predicazione evangelica, avvenuto nel periodo trascorso come emigrante in Sudamerica, a spingerlo alla conversione. Chi incontrò laggiù? Forse dei valdesi, protestanti italiani che – come molti ticinesi – abbandonavano, in quegli anni, le loro valli e partivano in cerca di lavoro, accompagnati da alcuni pastori, alla volta dell’Argentina e di altri paesi latinoamericani? O predicatori di altre denominazioni protestanti, attivi laggiù tra gli immigrati?

Qualche anno più tardi, rientrato in patria, Battista Delmenico iniziò – con alcuni altri, tra cui Ernesto Bertoli e Pietro Demarta – a parlare dell’avvenuta conversione e delle proprie nuove convinzioni, dapprima nella cerchia familiare e poi ad amici e conoscenti. "Avendo udito la predicazione dell’evangelo ed avendo trovata la luce che viene dall’alto", affermeranno, "[decidemmo di] comunicare la nostra gioia spirituale a parenti ed amici".

Pressioni e incomprensioni

Non dovette trattarsi di un’operazione facile né priva di rischi, se ancora alla fine dell’800 si registrano, in vari paesi malcantonesi, casi di forti pressioni esercitate dalle famiglie su singole persone allo scopo di allontanarle da influenze protestanti o casi di sfratto nei confronti di persone simpatizzanti della causa evangelica.

L’arrivo, nel novembre del 1882, dei predicatori Angelo Peruzzi e Gaetano Barbieri non passò in ogni modo inosservato. "Ci scrivono da Novaggio che sono comparsi […] due messeri i quali predicano la riforma luterana e calvinista insieme tra i bicchieri di vino all’osteria. La popolazione li ha presi come un par di buffoni cui affine è di far ridere. […] La commedia comincia a dare non poca noia, e se non fosse il sentir civile e tollerante della popolazione, i venditori di lucciole per lanterne, che cercano di seminar discordie nel paese, avrebbero avuto a morder pane duro", scrive il 2 dicembre 1882 "La Libertà", foglio conservatore diretto da Alberto Pedrazzini, fratello del consigliere di Stato Martino Pedrazzini, e pronto alla polemica contro i protestanti. L’attacco contro i predicatori, che curiosamente non menziona la presenza di novaggesi convertiti, non coglie impreparati gli evangelici: "L’opera […] non mancherà di progredire, come pure non mancherà di essere villipesa", scrive Battista Delmenico nell’ottobre 1882, "e quindi sarà come cogliere fiori in mezzo alle spine".

L’intervento di pastori

Negli anni successivi, la piccola comunità di Novaggio è visitata regolarmente da Gaetano Barbieri; poi, a partire dal 1885, è curata dal pastore di Lugano, Paolo Calvino. Dal 1895, e fino allo scoppio della prima guerra mondiale, avrà un pastore proprio. In quegli anni si susseguono i pastori Guido Chilosi, Stefano Revel, J. D. Hugon e Ludovico Bolzon, tutti provenienti dall’Italia e residenti a Novaggio. La loro presenza permette una migliore cura degli oltre cento protestanti novaggesi e dei villaggi vicini. Nei primi vent’anni di esistenza, che culminano con la costruzione della chiesa e l’apertura della scuola, le reazioni nei confronti della comunità di Novaggio passano da un’iniziale ostilità, alimentata da cerchie conservatrici-clericali, a una generale accettazione. Ancora nel 1897, Stefano Revel riferisce, però, di essere stato diffidato – nel corso di una visita svolta a Banco – dall’attraversare nuovamente il paese, pena essere preso a botte. Il predicatore evangelico ritiene, tuttavia, che non si arriverà a tanto perché, dice, "quelli di Banco hanno paura dei novaggesi i quali, cattolici e protestanti, mi sono affezionati".

Nelle cerimonie funebri

Come ovunque nel Ticino di quegli anni uno dei terreni di scontro preferiti della lotta antiprotestante è costituito dalle cerimonie funebri. Nel maggio 1900, il parroco cattolico, da poco giunto, pur avvertito dal sindaco che Novaggio è un villaggio dove ci sono "molti liberali e anche protestanti e che perciò se voleva essere amato doveva essere conciliante", inoltra ufficiale protesta al Municipio perché durante i funerali della piccola Lidia, figlia di Battista Delmenico, sono state suonate le campane. Succede, però, che il Municipio, con un gesto di notevole apertura, "fa un’altra protesta protestando contro quella del prete e del Consiglio parrocchiale", e prosegue affermando – in un testo esposto all’albo comunale – "che non permetterà nessun atto di intolleranza nel suo territorio e farà suonare sempre le campane per qualunque defunto nel Comune a qualsiasi religione esso appartenga". Ad Astano, l’anno dopo, è il sindaco a rifiutare il suono delle campane in occasione dei funerali di Angiolina Antonietti, ma il Municipio, riunito d’urgenza e ascoltate le ragioni del pastore Revel, recatosi nel villaggio per celebrare il funerale, decide di farle suonare comunque. Questo fatto "portò un fermento incredibile nel paese", scrive Revel, "in modo che quasi tutto il paese prese parte al funerale". Due donne di Astano compiono in quella occasione un gesto singolare, che potrebbe esprimere il mutato atteggiamento verso i protestanti: impossessatesi delle chiavi di due chiesette, Astano e Costa, suonano anche quelle campane. Inutili le successive proteste del prete di Sessa, che definì quello "un funerale scandaloso", anzi, ci fu chi gli rispose sulle pagine dei giornali.

Generale accettazione

Ad appena vent’anni dalla sua costituzione, nel 1902, la comunità evangelica può costruire e inaugurare la piccola chiesa di Novaggio. Nello stesso stabile trova da subito posto anche una scuola, sorta per iniziativa di un "comitato per la scuola", ispirato da un circolo di signore evangeliche bernesi. La prima maestra è Gemma Ariobaldi; a lei subentrerà, nel 1907, Clelia Demarta, affiancata da Amelia Pelli. L’iniziativa non è destinata ad avere vita lunga, ma porta – prima della chiusura, avvenuta nel 1919 – frutti positivi e apprezzati anche dai cattolici di Novaggio che vi inviano a studiare numerosi ragazzi e ragazze.

Del resto, ai primi del Novecento la presenza evangelica a Novaggio è ormai accettata dalla maggioranza: nel 1904 Pietro Demarta, uno dei fondatori, insieme a Battista Delmenico, della comunità, è eletto sindaco, sua figlia Annita è impiegata postale e sua figlia Erminia è maestra della scuola comunale. E alle feste di Natale celebrate nella chiesetta, durante le quali non manca mai un abete decorato, accorrono indistintamente protestanti e cattolici. In quella occasione il Comitato basilese per l’evangelizzazione invia doni da distribuire alla popolazione, come testimonia una nota del pastore Stefano Revel del gennaio 1902: "Festa dell’albero a Novaggio, distribuite all’uscita 500 arance".

Un pastore residente

Le difficoltà finanziarie in cui venne a trovarsi il comitato protestante basilese che sosteneva le comunità evangeliche nel Ticino, portarono alla decisione – presa poco prima dello scoppio della prima guerra mondiale – di non più inviare un pastore a Novaggio. La cura della comunità venne affidata in un primo tempo al pastore Agliata di Biasca e, in seguito, fu assunta da pastori provenienti da Lugano, coadiuvati dall’instancabile signorina Pelli di Novaggio. Da Lugano salì nel Malcantone l’anziano pastore Paolo Calvino, seguito poi dal suo successore Giovanni Grilli; a partire dagli anni 1940, la comunità fu curata dal pastore Guido Rivoir e poi dal pastore Alberto Fuhrmann. I cappellani evangelici di lingua tedesca incaricati della cura dei pazienti della clinica militare di Novaggio, costruita negli anni 1920, raccolsero un piccolo nucleo di protestanti tedescofoni residenti nel Malcantone e cominciarono a celebrare anch’essi il culto nella chiesetta di Novaggio.

Nel 1958 il Comitato basilese di evangelizzazione, sotto la cui ala protettrice era sorta la comunità evangelica di Novaggio, cessò definitivamente la propria attività. A esso subentrò l’ente cantonale di aiuto ecclesiastico di Basilea, che si affrettò a sollecitare i novaggesi ad aderire alla chiesa evangelica di Lugano e a rendersi indipendenti. Il Consiglio parrocchiale – eletto a Novaggio nel 1960 e presieduto da Alfredo Ryser – portò a termine le trattative per l’adesione di Novaggio alla chiesa di Lugano, avvenuta nel 1965.

La chiesa di Novaggio, pur integrata nella più vasta Chiesa evangelica riformata del Sottoceneri, continuò a non avere un proprio pastore. Nell’anno del centenario le cose sono tuttavia destinate a cambiare: dopo quasi novant’anni e conclusi i lavori di riattazione della chiesa e degli annessi locali, resi possibili da una colletta raccolta in tutta la Svizzera, Novaggio avrà di nuovo un pastore residente, atteso per l’estate del 2002.

Nella foto, Battista Delmenico a Novaggio con la comunità di Lugano attorno al 1920.

 

 

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