Nell’aprile 2001,
sull’esempio del Canton
Zurigo, anche il Ticino ha
voluto promuovere la
pedagogia ambientale,
offrendo la possibilità ai
bambini di scoprire dal vero
aspetti della natura
imparati in classe. Per
questo primo esperimento è
stato scelto, quale luogo
ideale, l’alpe di Paz, a
Novaggio dunque, di fianco
al campo scout già esistente
e provvisto di refettorio e
dormitori. Per la verità,
l’inaugurazione è stata
preceduta da un "collaudo"
della struttura in
precedenza, sia con un corso
di pedagogia per forestali
(cui avevano partecipato una
ventina di persone) sia con
due classi di scuola
elementare (Pura e Ponte
Tresa).
L’aula nel bosco, tra le
fronde degli alberi e
catapultata nella natura, ha
per scopo di disporre di un
laboratorio di scienze
naturali all’aperto, ove
dare
spazio – oltre alla
conoscenza pratica
dell’ambiente che ci
circonda – anche alla
propria natura interiore di
essere umano con
creatività, fantasia e
giochi all’aperto per
stimolare appieno i sensi
del bambino, dell’allievo,
come toccare, annusare,
assaporare la natura,
"sporcarsi le mani" di
terra, di foglie, di
cortecce, di felci, ecc. È
il bosco a catalizzare
l’interesse di giovani per
aiutarli a socializzare, a
venire a contatto con
l’ambiente e i suoi
abitanti, così da proporsi
come scuola di esperienze,
di apprendimento e di vita,
in un felice connubio tra
l’ecosistema e il ragazzo.
Nel primo anno di esperienza
– come sottolinea l’ing.
Nicola Petrini per
l’Associazione Silviva, che
si occupa appunto di
educazione ambientale e del
bosco – sono state proposte
26 giornate a Paz con
attività, che hanno visto il
coinvolgimento di circa 1100
persone (un migliaio di
bambini e un centinaio di
adulti). A Paz sono però
arrivate anche classi che
hanno lavorato
autonomamente; altri hanno
chiesto alla Silviva
consigli e spiegazioni
(esempi di attività da
proporre); altri ancora
avevano già svolto delle
uscite con l’associazione e
si sono in seguito
arrangiati a ripetere
l’escursione con altre
classi in modo autonomo (es.
Pura), altri invece si sono
mossi in modo completamente
autonomo, per cui sono
stimati a circa 250 gli
allievi coinvolti in questo
modo. Vi sono altresì classi
accompagnate dal forestale
Carlo Scheggia e che hanno
svolto con lui dei lavori
all’aula nel bosco (un
centinaio di bambini).
Inoltre, durante l’estate,
la signora Silvia Koch ha
tenuto un atelier di
creatività per piccini al
quale hanno partecipato
diversi bambini.
Complessivamente, pertanto,
sono almeno 1500 i bambini,
i ragazzi e gli adulti che
hanno potuto approfittare
della presenza dell’aula nel
bosco durante il 2001.
Visto l’interesse che
suscita questa struttura e i
fondi a disposizione (per
ora non molti) per
organizzare le giornate, si
è dovuto agire con una certa
prudenza nel pubblicizzare
l’aula. I prezzi: per il
momento l’uscita di una
giornata con accompagnatore
e attività di ricerca e
ludiche organizzate viene
offerta alle scuole ad un
costo per classe di 150
franchi (vale a dire circa 7
fr. per allievo); si confida
di ricevere qualche aiuto
finanziario in più, in modo
da poter tenere bassi i
prezzi delle escursioni
accompagnate anche in
futuro.
Un
eremita di fede buddista
Angelo Tamburini, in un
ampio articolo su Novaggio
pubblicato sull’"Almanacco
ticinese" (1937), ricorda
che "un buddista di grande
dottrina, filosofo e poeta
insigne, Bikku Nyanatiloka,
nell’inverno del 1910 scelse
un alpe di Paz come suo
eremo e ivi attese ad
importanti lavori di
traduzione e di
investigazione dei passi più
difficili dei libri sacri
indiani. Il brillante
giornalista Arnaldo
Fraccaroli ebbe
un’intervista a Paz coll’eremita
buddista; molti altri
pensatori e letterati
germanici e, segnatamente,
russi, accorrevano fra noi
per visitare il monaco, il
santo".
"Ambito
desiderio di molti
convallerani"
"La gita agli alpetti di Paz
nella stagione estiva –
scriveva Angelo Tamburini
sull’"Almanacco ticinese"
del 1937 – è l’ambito
desiderio di molti
convallerani: a schiere, a
gruppi, a famiglie vi
arrivano, vi si sollazzano a
loro agio, con quell’umore
di schietta allegria che
allarga il cuore e fa buon
sangue. Tutti si rasserenano
davanti a sì svariato quadro
e sentono il calore e il
palpito della giovinezza
anche nell’età matura.
Sembra di vivere della vita
di tutti e tutti di sentirsi
in condizioni di soave e
lieta soddisfazione. È così.
I nostri costumi ci portano
genialmente
all’affratellamento, alla
comunanza, alla familiarità,
e ci fanno gustare le
delizie dell’onestà e buona
allegrezza".
Era
l’alpe della domenica
"Paz – ricorda Armida
Ryser-Demarta – era il
nostro alpe domenicale! A
Paz, mezz’ora a piedi, ci
andavamo con i familiari.
Per le madri il riposo era
assicurato. Sedute intorno
al tavolo di sasso, davanti
ad un buon caffè con la
panna, e i formaggini,
potevano sorvegliare i figli
che scorrazzavano nel grande
prato, lì intorno. Le
discussioni degli uomini,
coloratissime di politica
locale, e il gioco delle
bocce. Per i bambini c’era
l’altalena, "ra scòca".
Famosa. Se ne potrebbero
raccontare delle belle sulla
famosa "scòca"!
Ricordo gli stordimenti che
si provavano, andando avanti
e indietro, le spinte, più o
meno forti, a volte
pericolose; le attese in
colonna: prima io, poi
tu...". |